Odio

Odio, specchio di una società malata: il gusto del giudizio che genera mostri

Odio, specchio di una società malata, quando il gusto del giudizio diventa un’arma pericolosa che genera mostri ed uccide le anime

Odio, un sentimento umano, lo specchio di una società malata con il gusto del giudizio che molto spesso diventa un’arma pericolosa che genera mostri ed uccide le anime. Un demone subdolo che si insinua nello spirito ingenuo di chi rimane in superficie a guardare il mondo dall’alto, dall’esterno, come in possesso dei fili che animano le marionette.

TI ODIO PERCHÉ SONO MIGLIORE

Io sono il migliore, sono il più bello, sono il più bravo, sono il più intelligente, ho più diritto degli altri, c’ero prima io…io. Hai mai provato ha ripetere queste parole provando a crederci almeno per un secondo? Prova a farlo e poi verifica quanto suonino strane, rivolte a te stesso. In realtà non lo fai mai ma il giorno che deciderai di provare starai già tentando di capire dove voglio arrivare. In realtà, tutte queste parole autocelebrative non sono altro che l’equivalente del giudizio che tutti i giorni esprimiamo a caso nei confronti delle altre persone che a nostro modo di vedere sbagliano, si comportano male, dovrebbero agire diversamente, esprimendo dunque, implicitamente, il concetto dell’io meglio di te.

NOI COMANDIAMO IL MONDO

Secondo il nostro punto di vista (chiediti se non l’hai mai fatto), il mondo dovrebbe andare esclusivamente secondo le nostre regole, secondo i nostri canoni, le persone dovrebbero comportarsi come vogliamo noi e non come desiderano loro. Questo estremo bisogno di controllo assoluto crea una sorta di frustrazione nel momento in cui il giudizio verte su episodi di grave entità che tutti i giorni accadono intorno a noi. Non avere il controllo di determinate situazioni e il non poter impedire che queste si verifichino monta una rabbia pari a quella a quella di chi ha commesso il crimine o comunque uno sbaglio grave.

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IL MALE CREATO DAL FINTO BENE

Tra i grandi paradossi del genere umano, quello che mi ha sempre affascinato maggiormente è l’eterna lotta tra il bene ed il male. Se stai agitando le mani come per dire “addirittura”, sappi che lo sto facendo anch’io mentre scrivo. Si perché probabilmente la pensiamo allo stesso modo. L’argomento è riconducibile al senso della vita, quindi sarebbe più facile arrivare su Andromeda in aereo percorrendo 2,5 milioni di anni luce. Semplifichiamo: il paradosso che mi tiene sveglio di giorno e che mi fa dormire di notte, è lo stupore che nasce sul volto dei cosiddetti “per bene”, nei confronti dei più efferati delitti. Rimanere sbalorditi di fronte a tanto male molto spesso è sinonimo di mancanza di consapevolezza, ovvero di superficialità e di incapacità nel rendersi conto che quel male nasce da una società che probabilmente non sta così bene.

SIAMO TUTTI RESPONSABILI

All’interno di una società, nessuno è esente da colpe. Quelli che quotidianamente si permettono di giudicare con frasi d’odio decisamente aberranti, non fanno altro che fare il gioco di chi ha commesso il crimine, producendo altro odio che un giorno si trasformerà in qualcosa di molto più grave. E qui torniamo alle prime parole di questo articolo: io. Io mi permetto di giudicarti, di insultarti, di minacciarti, di augurarti le peggio cose perchè “tu hai commesso il crimine ed io sono più bravo di te perchè non l’ho mai fatto e a me non capiterà mai”. Questo è un po’ il senso di ciò che succede quotidianamente tra la gente comune, oggi in maniera più determinante grazie all’avvento dei social.

ASOCIAL PER DEFINIZIONE

Un altro grandissimo paradosso è quello che riguarda la definizione social nei confronti delle cosiddette piattaforme sociali. Parliamo ovviamente di una delle più grandi invenzioni dell’era moderna, personalmente non condivido le demonizzazioni a priori, anzi, i social hanno migliorato la vita e l’aspetto professionale di tanta e tanta gente ma non è questo il punto. Il punto è sempre l’utilizzo che ne viene fatto. Come per tutte le cose, un uso sbagliato comporta dei rischi ma questo probabilmente non è stato ancora compreso a fondo. Se ti metti alla guida di una macchina sai a cosa andrai incontro non rispettando le regole, se prendi in mano un’arma sai bene della pericolosità della stessa. In questo caso invece il giudizio che quotidianamente si mischia tra i commenti, oltre che a parole più gravi, non viene considerato come gli esempi precedenti, creando nostro malgrado l’odio che poi leggiamo quotidianamente negli articoli di cronaca nera.

LA CULTURA DEL NON GIUDIZIO

Idealmente tutti, o quasi, sogniamo un mondo dove la sofferenza sia lenita da un sostegno sia fisico che morale. Ad oggi possiamo dire chiaramente che la strada è ancora molto lunga, anzi è interrotta bruscamente dal crescente clima d’odio che, come sopra riportato, si alimenta del giudizio quotidiano dei ben pensanti. Per il momento la cultura del non giudizio rimane un’utopia ma lasciatemi sognare un mondo dove questa materia si insegni nelle scuole, oltre che alle materie classiche, con inchino e rispetto parlando. Già, la scuola, il luogo più sacro al mondo dove poter cogliere il meglio per poterlo cambiare…il mondo.

CAMBIAMO IL MONDO DA DOMANI

Steve Jobs diceva che soltanto quelli che sono così folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero. In realtà, quello che sto per dirti, è di una semplicità talmente elementare che forse ti porterà a pensare che cambiare davvero, se lo vuoi, non è così difficile. Come? Partiamo dal non giudizio, ovvero da un pensiero espresso nel rispetto della persona della quale stai parlando, dato che un giorno potrebbe capitare anche a te, o forse fai anche di peggio e non lo vuoi ammettere. “Se ci fossi stato io, avrei fatto o detto”…Non è vero! Altro falso mito, nessuno può dire di conoscersi a fondo fino a che non vive personalmente una determinata esperienza. “La gente è matta”. Ricordati che la gente sei anche tu, non vivi al di sopra degli altri, fai parte dello stesso genere, dello stesso pianeta. “Come mai a me non è mai capitato?” Perchè siamo persone differenti, io non sono te e tu non sei me. Abbiamo storie, caratteri e vite diverse, quello che fai tu non puoi pretendere che lo facciano anche gli altri. Difficile? Magari è solo questione di volontà.

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UNA QUESTIONE PERSONALE

Entriamo ora nel discorso relativo alle questioni personali, quelle che ci coinvolgono da vicino, che toccano la parte più profonda della nostra emotività, capaci di scatenare il meglio o il peggio, a seconda delle situazioni. Chiaro è che in questo caso, una persona colpita personalmente da un fatto più o meno grave rivendicherà a maggior ragione il diritto di esprimere giudizi, rabbia, infelicità, oppure gioia, a seconda delle circostanze. Tutto comprensibile e perfettamente lecito. Anche in questo caso l’aiuto che possiamo fornire ad una persona sofferente e coinvolta è una vicinanza priva di consigli ma soltanto atta a fare in modo che sia lei ad arrivare alla soluzione del problema, ovvero a ritrovare l’autodeterminazione, magari provando a colmare autonomamente il sentimento di rancore.

UN MONDO SOTTO LA SUPERFICIE 

Sopra lo abbiamo accennato, ora lo ribadiamo: la superficialità uccide esattamente come un pugno chiuso. Molto spesso mi capita di sentire, nei gruppi di lavoro, lamentele da parte di alcune persone indignate per l’atteggiamento di altre che improvvisamente hanno avuto un colpo di testa. Quasi mai mi viene posta la domanda: “Come mai secondo te si è comportata così?” La prima cosa che arriva alla mia attenzione è lo sdegno per il tipo di atteggiamento mostrato, condito da giudizi come se chi ha subito il torto si fosse sempre comportato candidamente in vita sua. Quasi mai il problema scava oltre la superficie delle cose, in realtà il profondo nasconde un disagio di diverse dimensioni ma questo non importa, ciò che conta è che mi hai risposto male e da oggi sarai sul libro nero. Andare in profondità è un’arte e gli artisti in questo senso sono molto rari anche se non serve un talento particolare.

ODIO CHIAMA ODIO

Prima di voler cambiare gli altri è importante lavorare su se stessi, anni fa non avrei mai condiviso o capito un discorso di questo tipo, poi con il percorso giusto fatto di studi, teatro e Coaching, mi sono reso conto che l’odio alimenta l’odio, che se voglio porre fine a certe tragedie disumane devo smettere di odiare per primo, poi cercare di aiutare anche gli altri. È dunque importante chiedersi sempre “chi sono io”, prima di sparare a zero sugli altri. Come posso fare per non contribuire al clima d’odio anche se non sono d’accordo? Tutto questo, chiaramente, nasce da una volontà: quella di cercare di conoscere meglio noi stessi. Hai un dubbio? Lavora su te stesso. Se invece pensi di essere a posto così, spera solo che non arrivi mai il momento che il vento gelido ti si ritorca contro.

LA SCUOLA COME UNA FONTE DI SALVEZZA

La scuola era impossibile tralasciarla, sopra l’abbiamo accennata ma è giusto sottolinearne l’importanza vitale per ognuno di noi e per le future generazioni. Attenzione però perché anche in questo caso non bisogna dare nulla per scontato: avere una buona istruzione non significa essere delle persone migliori, per deduzione. Sicuramente è un aiuto maggiore per capire quando è il momento di parlare e quando invece è più utile tacere ma spesso questo dipende dal carattere e dalle esperienze di vita.

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