Parlare in pubblico

Parlare in pubblico: come trasformare un incubo in un sogno ad occhi aperti

Parlare in pubblico, come trasformare un incubo in un sogno ad occhi aperti, un viaggio evolutivo e comunicativo alla scoperta di noi stessi

 

Parlare in pubblico? Quanto mi piacerebbe…ma…no…non fa per me! Quante volte hai confidato questo timore ad un amico o ad un conoscente? Magari semplicemente di fronte ad una birra, la situazione ideale per riflettere sul fatto che in fondo ti piacerebbe riuscirci. Bene, Finché si tratta di una sfida con se stessi o della voglia di sperimentare qualcosa di nuovo, allora va bene ma se per motivi di lavoro sarai costretto a farlo, allora bisognerà trovare una soluzione. Per onestà intellettuale ti devo dire che il saper parlare in pubblico richiede delle caratteristiche innate, in caso contrario, il lavoro da svolgere sarà senza dubbio raddoppiato. Ma andiamo per gradi.

PARLARE IN PUBBLICO E SAPER PARLARE IN PUBBLICO

Ho usato volutamente l’espressione SAPER parlare in pubblico perchè il farlo e il saperlo fare sono due cose diametralmente opposte (come in ogni ambito professionale o della vita in generale). Se sei nato con la propensione adatta a questo tipo di comunicazione allora saranno solo dettagli da limare e sistemare, in caso contrario il lavoro da fare sarà molto e potrebbe portare a risultati davvero soddisfacenti. Tra il parlare in pubblico ed il saperlo fare c’è una differenza enorme, te ne sarai accorto, seppur da profano, da tantissimi esempi di persone che salgono sul palco senza riuscire ad instaurare una relazione con il proprio pubblico, magari con una pessima dizione o senza vestire i panni di quel personaggio che nasce in automatico nel momento in cui si alzano le luci.

TALENTO O APPRENDIMENTO

Andiamo a vedere nel dettaglio cosa occorre fare per poter apprendere al meglio questa arte meravigliosa. Come detto, prima di tutto è necessario conoscere se stessi. Come? Cercando di capire se si dispone di un talento in merito oppure se occorre una formazione mirata. Non è difficile arrivarci. Il carattere in questo caso gioca un ruolo fondamentale ma attenzione: può essere un’arma a doppio taglio! Ad esempio se pensi di essere timido e troppo introverso, per deduzione potrai pensare che non riusciresti mai a farlo: SBAGLIATO. Ci sono tantissimi esempi di personaggi dello spettacolo anche noti che lontano dal palcoscenico faticano a relazionarsi o addirittura balbettano. Quindi non disperare, cerca piuttosto di capire il tuo livello di partenza, magari provando a prendere la parola durante le serate tra amici o comunque non formali (per le formalità ci sarà tempo).

COME CAPIRE SE LA PLATEA È GESTIBILE O MENO

Durante i primi esperimenti potrà succedere che la platea di amici ai quali ti rivolgerai potrà sembrarti scostante e poco attenta alle tue parole, gli amici sono così, ti conoscono troppo per concederti tutto l’ascolto necessario. Non disperare, valuta invece altre cose. Se ti concederanno più di un minuto di silenzio ( c’è sempre qualche buontempone che dice la propria) allora dovrai stare attento a questi elementi: voce, ritmo, contenuto, espressività, corpo. Sicuramente ti starai chiedendo: come faccio a pensare a tutto questo in un minuto? Domanda più che lecita. Le prime volte, è già tanto se riuscirai a tenere un volume di voce soddisfacente (ah, c’è sempre qualcuno che grida: voce! È successo anche in teatro, non disperare). Con il tempo imparerai a gestire anche tutto il resto anche se ovviamente ci vorrà qualcuno che ti aiuti a farlo, a meno che tu non sia un talento.

COME SI RICONOSCE UN TALENTO

Un talento, lo abbiamo detto, c’è o non c’è, è innato, mentre la potenzialità è un tratto distintivo del carattere che può aiutare a raggiungere l’obiettivo, nel caso di specie, imparare a parlare in pubblico. Un talento lo riconosci in pochi minuti, se senti di avere a disposizione e senza scuola pregressa, tutte quelle caratteristiche sopra citate, allora sei già a metà dell’opera, l’importante è saper riconoscere tutte quelle caratteristiche e per questo una base formativa serve sempre.

 

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IL TEATRO SCUOLA DI VITA

Chissà quante volte avrai sentito dire che il teatro è un’ottima scuola di vita, oltre che di comunicazione emotiva e professionale. Bene, ora ripensa a queste parole e se hai voglia di imparare a parlare in pubblico, il modo migliore per metterti in gioco è sicuramente quello dell’esperienza teatrale. Per elencare tutti i vantaggi formativi relativi all’esperienza teatrale ci vorrebbe un altro articolo e non è escluso che arrivi. Per adesso concentriamoci su quello che occorre a te: un pubblico che ti ascolti. Il teatro ti da questa possibilità: ti prende grezzo, timido ed introverso e ti trasforma in un diamante pronto a brillare di fronte a qualsiasi pubblico. Come? Con tanto tanto lavoro. Non è un percorso breve, richiede tanto studio, impegno, sacrificio e soprattutto cambiamento. Il teatro ti trasforma se tu gli consenti di trasformarti.

APRIRSI AL CAMBIAMENTO

Il problema più grande, o meglio, uno dei problemi più grandi che riguarda il mondo degli adulti è la mancanza di umiltà. Questa purtroppo è una condizione quasi inevitabile con il passare degli anni, paradossalmente, il danno maggiore che apportiamo a noi stessi è causato dall’esperienza e dalla necessità di condividerla con gli altri, pensando (ed errando) che la nostra sia la storia più bella ed interessante del mondo ( molti scrittori principianti partono proprio con l’autobiografia). In realtà della tua storia non importa niente a nessuno, o meglio, importa se riesci a trovare il modo giusto di comunicare e raccontare la tua esperienza. Tutto questo per quale motivo? Perchè più si va avanti con l’età e più l’esperienza rema contro il cambiamento, la formazione e l’apprendimento (non a caso le accademie formano fino ai 25 anni circa).

UN ESEMPIO DA SPERIMENTARE

Molto spesso, quando capita di andare a fare dei corsi di formazione in ambienti ristretti, come può essere una piccola sala conferenze, ci si trova a stretto contatto con persone di diversa provenienza ed età. Prova a stare attento agli umili e ai più esuberanti. Gli umili saranno i più giovani, gli esuberanti i più grandi, smaniosi di far vedere che sanno e che conoscono, mentre al relatore non interessa nulla, così come agli altri, intenti solo ad ascoltare il relatore appunto e non le parole di uno sconosciuto che nella maggior parte dei casi appare stucchevole, fuori luogo e decisamente pesante. Prova inoltre a prestare attenzione a chi rimane in silenzio più degli altri, è lì che probabilmente si nasconde il tesoro migliore e sicuramente loro saranno più predisposti al cambiamento.

LA NON PAURA DI CAMBIARE

Nel momento in cui affronti per la prima volta un corso di teatro, inconsapevolmente stai andando verso un cambiamento, lo hai deciso tu, hai deciso di cambiare anche se non lo sai. Le persone che decidono di cambiare ( solitamente in meglio), sono persone aperte e pronte ad ammettere che forse qualcosa nella loro vita non funziona più, con se stessi e con gli altri. Quelli che invece si ostinano a pensare che siano gli altri a dover cambiare fanno una scelta coraggiosa, rispettabile ma coraggiosa, nel senso che con coraggio rifiutano di accettare che la vita sia più bella quando evolve, cambia, si trasforma. E siamo partiti dal parlare in pubblico! Pensa a quanto mondo ci sia dietro questa arte meravigliosa. Bene, ora sai che il cambiamento è il primo passo, si perché parlare in pubblico richiede una trasformazione e il teatro può decisamente aiutarti in questo.

 

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VIETATO ANNOIARE

Il nemico numero uno dell’oratore (o dello speaker se ami l’inglese) è lo spauracchio della noia, ovvero dell’annoiare il pubblico che ti ascolta. Questo purtroppo succede ad un’altissima percentuale di persone che non hanno gli strumenti adatti per comunicare efficacemente e allora bruciano letteralmente quello che stanno dicendo (magari la cosa più interessante del mondo). Ricorda: non è quello che dici che fa la differenza ma come lo dici! Questa regola scrivitela in grande, a caratteri cubitali, in modo tale da poterla leggere ogni mattina appena ti svegli. Nella vita quotidiana di tutti i santi giorni, ti capiterà di parlare con 10, 15, 20 persone differenti (o magari con nessuno), quindi saranno 20 modi di comunicare qualcosa, tutti in maniera differente. Sarai sempre tu, l’unica cosa che cambierà sarà il modo di comunicare quello che stai dicendo. Quindi ricorda: non conta quello che dici ma come lo dici.

I METODI PIÙ COMUNI PER NON ANNOIARE

Dunque, il primo compito di un buon oratore o speaker è quello di far si che l’interlocutore non si annoi, soprattutto per monologhi più lunghi di 3 minuti (ricorda che la pazienza della popolazione media di oggi non supera in 3 minuti). Scavallati questi 3 minuti senza sbadigli o gente che guardi il cellulare, allora ti puoi ritenere un buon oratore, in seconda fase sarai anche un buon attore ma quello è già un altro livello. Le prossime volte che andrai ad un corso prova a fare attenzione ai sistemi comunicativi del relatore, alcuni tra un grafico e l’altro mettono dentro una battuta, fa ridere, spezza il ritmo ed aumenta il livello di simpatia nei confronti di chi parla. Altri utilizzano le parolacce: la parolaccia arriva come una frustata all’orecchio dell’ascoltatore, ha sempre effetto immediato ma attenzione, anche qui bisogna saperla dire. Poi ci sono le pause, molto importanti e molto efficaci a livello comunicativo, ricorda: una pausa ben spesa equivale a cento parole pensate.

UN ESERCIZIO SEMPLICE ED EFFICACE

Proviamo a fare un primo esercizio per testare il nostro livello di fascino comunicativo (ah, non fidarti di quelli che urlano, molto spesso è l’insicurezza che urla per loro). Fascino comunicativo, un termine che mi piace molto (l’ho scritto io ahahahah), vediamo se piacerà anche a te in primis: prendi un testo da leggere, all’inizio è meglio dell’improvvisazione, poi ti spiegherò perchè. Prendi anche un registratore e registra la tua lettura. Riascoltati (senza svenire dalla vergogna) e prova a metterti nei panni di chi ti ascolta. Ti sei piaciuto? Si capisce tutto bene di quello che dici? A livello ritmico provi attrazione? Continueresti ad ascoltarti? Queste sono le domande che potrebbero aiutarti a capire i tuoi errori comunicativi che generalmente riguardano due cose: dizione e ritmo. Per quanto riguarda la timbrica della voce e l’esposizione ci si può lavorare ma anche qui parliamo di un lavoro durissimo, dove spesso si rende necessario l’ausilio di un logopedista.

UN ATTORE PRIMA DI TUTTO

Dunque avrai compreso che prima di essere un buon comunicatore bisogna imparare ad essere un bravo attore, uno che sa cogliere il momento per interpretare al meglio ciò che vuole comunicare. Si perché l’interpretazione è tutto, è ciò che restituisce alle tue parole il ritmo e l’intensità necessaria a far si che la noia non prenda il sopravvento. Un attore percepisce prima degli altri il peso del momento, lo sente, lo avverte, è sensibile ed è in grado di restituire le proprie sensazioni in linea con l’atmosfera del momento: comicità, gioia, amore, dramma, gelo e così via. Anche in questo caso è inutile negarlo, il talento gioca una componente importante ma non è detto che con il tempo non si possa diventare degli ottimi relatori.

LA PAURA DEL PUBBLICO

E veniamo finalmente all’incubo peggiore di ogni relatore inesperto: la paura del pubblico. Molto spesso mi capita di sentire persone che mi dicono: “Come fai a fare teatro? Io non potrei mai stare davanti ad un pubblico”. Io di solito non commento per rispetto di chi mi dice questa cosa, anche se dentro di me vorrei portare questa persona su un palco e farle capire che un palcoscenico non lo si conquista con la terapia d’urto ma che c’è un percorso alle spalle, un percorso fatto di prove, di condivisione e di affronto al timore del giudizio. Tutto questo lo si può superare gradualmente. Se hai la patente, prova a pensare alla tua prima guida, di sicuro non andavi a 300 all’ora, oppure al tuo primo esame universitario, se oggi sei chirurgo, ai tempi ti tremavano le mani solo pensando al professore. Bene, tutto nasce da un percorso, una prova dopo l’altra e la paura svanisce, si cambia appunto, si evolve, si migliora.

LA COMUNICAZIONE COME METODO IPNOTICO

Bene, ora che hai a disposizione tutti questi strumenti sai anche che la paura è una componente fondamentale, quasi necessaria a volte, io spesso diffido dalle persone troppo sicure. Comunicare efficacemente ti da un potere unico al mondo, se poi riesci a farlo di fronte ad una platea di gente in attesa, è una sensazione capace di trasformare il peggior incubo in un bellissimo sogno ad occhi aperti, il tuo.

 

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